giovedì 21 gennaio 2010

Come i pini di Ramallah




A.    Ferrara, Come i pini di Ramallah, Fatatrac, Firenze, 2003




Gli adulti hanno mai chiesto ai ragazzi cosa pensano della guerra? Israeliti e palestinesi sono acerrimi nemici a causa della terra, ma potrebbero diventare veri amici se solo dessero una possibilità alla pace. David e Mohammed, l’uno israeliano e l’altro palestinese, sono due ragazzi che vivono la guerra e che sentono il bisogno di dar libero sfogo ai loro pensieri. L’arma più potente che riesce a cambiare il cuore dell’uomo non è, infatti, il kalashnikov, ma la parola. Una parola che non fa parlare i martiri attentatori, ma i ragazzi che diventano amici, le ragazze di cui ci si innamora e che preparano i falaffel. La parola di cui parlano David e Moahammed è quella dei libri che nascondono mondi infiniti e che vanno salvaguardati per evitare di «uccidere l’uomo». Questo libro insegna ad essere coraggiosi e a parlare con il nemico anziché sparargli. Uccidere il nemico è molto più facile che essere pronti all’accoglienza ed all’ascolto come i pini di Ramallah.

                         Giuseppe Interlandi   

Alcune frasi dal libro “Come i pini di Ramallah”:


«[…] l’unica merce esposta è proprio il profumo delle cose. Si vendono solo odori. […] In questo bar a ogni profumo vi raccontano una storia. Un gran bel posto per metterci il naso»


«Un kamikaze è uno che combatte con gli occhi bendati. Cieco come il destino. Non spara, non accoltella. Quando gli altri muoiono lui non c’è più. Ingiusto come la morte».


«Per curare tutti il Muzzein ha bisogno di storie, allora legge tanti libri. Sul suo volto c’è qualcosa di leggero, di magico, di assente».

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